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ADOLFO SCALPELLI, PITTORE E SOLDATO

20/10/2018 - 31/01/2019

FINO AL 31 GENNAIO AL MUSEO DI TIVOLI LA NUOVA MOSTRA “ADOLFO SCALPELLI, PITTORE E SOLDATO”

Il centenario della morte di Adolfo Scalpelli, pittore tiburtino caduto in guerra nel 1917 nella battaglia della Bainsizza, a soli 29 anni, è un’occasione che l’Amministrazione comunale vuole ricordare e celebrare nel Museo della Città in piazza Campitelli con la mostra inaugurata sabato 20 gennaio, che è stata preparata con grande cura da Carlo Bernoni, nipote del pittore, con il supporto di Renato Mammucari, noto esperto della pittura romana dell’Ottocento.
La mostra è basata sulla corrispondenza tra Scalpelli e il suo maestro, il famoso pittore Ettore Roesler Franz e soprattutto sui lavori pittorici e grafici che ci sono pervenuti attraverso la sorella Irma, madre di Carlo Bernoni, che custodì gelosamente, in una stanza della sua casa in via Antonio del Re, tutto quello che apparteneva al fratello. È importante sottolineare che Adolfo Scalpelli fu l’ unico allievo di Roesler Franz, che lo curò come un figlio fino alla morte, lasciandogli l’attrezzatura da lavoro insieme ai suoi libri d’arte, ai bozzetti e ai quadri; dal maestro, che lo prese sotto la sua protezione quando aveva solo 14 anni, Adolfo ereditò la passione per i paesaggi che riprodusse nella difficile tecnica dell’acquerello. La campagna Romana e le ville del territorio tiburtino, rimasero sempre i soggetti a lui i più cari.
La guerra del 1915-18 interruppe bruscamente il suo impegno artistico; dapprima inviato in Libia, nel 1916 Adolfo Scalpelli rientrò in Italia e dopo essere stato brevemente assegnato al Comando operazioni per le sue qualità di disegnatore, partì volontario per il fronte, distinguendosi subito per il coraggio e ottenendo già nel novembre del 1916 la croce di S. Giorgio, un’importante decorazione al merito.
Sei giorni prima di morire potè incontrare il fratello diciottenne Alfredo, anch’esso arruolato, con il quale trascorse l’ultima mezza giornata serena. L’architetto Alfredo Scalpelli è noto per aver redatto i Piani Urbanistici di molte città italiane; tra questi si segnala il piano di ricostruzione e il Piano Regolatore Generale di Tivoli del 1944.
Carlo Bernoni, con l’affetto e l’interesse che lo animano nei confronti di uno zio famoso mai conosciuto, è riuscito a mostrarcelo nella complessità della sua breve vita, pittore aperto a tutte le tendenze artistiche del periodo, discepolo attento e brillante, figlio e fratello affettuoso, volontario nei soccorsi ai terremotati di Messina e di Avezzano, eroe di guerra colpito in prima linea.
E’ da ritenere pertanto che sia un debito di riconoscenza per il Comune di Tivoli celebrare con questa mostra un cittadino, al quale è stata già intitolata una strada, che ha onorato questa città sotto tanti aspetti, e non solo nella pittura.

La mostra, promossa dal Comune di Tivoli, sarà aperta fino al 31 gennaio 2019; è stata proposta e curata da Carlo Bernoni (con la preziosa e costante collaborazione della moglie Carla Narducci) e coordinata da Maria Antonietta Tomei, consigliere del Sindaco per i Musei civici. L’iniziativa è stata realizzata con il contributo di SIAT Istallazioni spa.

Orario di apertura: dal martedì al sabato ore 15 - 18 - Domenica e festivi ore 10 - 13 e 15 - 18
lunedì chiuso - Ingresso libero. Il Museo della Città è in piazza Campitelli, nel centro storico di Tivoli.

Adolfo Scalpelli (Tivoli 1888 – Kobilek 1917)

I suoi genitori desideravano farne un buon artigiano e così lo iscrissero alle scuole tecniche che frequentò con profitto. Interessato alle arti figurative, però, attirò l’attenzione di Ettore Roesler Franz che, accortosi delle ottime capacità del giovane, consigliò alla famiglia di affidarglielo.
Fu così che Scalpelli, approfittando dei soggiorni tiburtini del maestro, cominciò ad apprendere con grande umiltà ma con altrettanta costanza le prime nozioni della pittura, “rubando” a poco a poco al grande acquerellista, i segreti del mestiere.
Il Franz fu prodigo di consigli e di raccomandazioni, così come scrisse, nell’abbondante corrispondenza intercorsa, il 29 dicembre del 1903: «io mi aspetto molto da te, perché so purtroppo a quali immense difficoltà si va incontro nella carriera da te intrapresa, molte delle quali bisogna assolutamente sormontare adesso che sei giovane e più presto non si può».
Già nel 1906, appena diciottenne, aperto lo studio di via Porta Pinciana 30, iniziò ad esporre con la Società degli Amatori e Cultori sia a Roma che a Torino.
Nel 1907, proprio l’anno in cui venne a mancare il maestro, fu ammesso negli Acquarellisti esponendo ininterrottamente alle mostre dell’Associazione fino allo scioglimento di questa.
Dal 1910 al 1913 si trasferì a Parigi, dove frequentò l’Academie Carrée di Rue du Départ assorbendo la lezione degli Impressionisti, senza per questo “tradire” gli insegnamenti di Franz, dal quale comunque, come giustamente annota Carlo Bernoni, si era distaccato per i colori più densi.
Espose anche alla Biennale del 1914 Il Trittico de la Thuile, quadro che può considerarsi il punto di arrivo nello studio delle tonalità ed in cui è evidente l’influsso di Segantini. Il re d’Italia, inaugurando nel 1918 l’esposizione degli Amatori e Cultori, acquistò gli ultimi lavori di Scalpelli, morto eroicamente l’anno prima in guerra.

Ettore Roesler Franz (Roma 1845 – 1907)

Frequentò dapprima i corsi di architettura all’Accademia di San Luca e quelli di filosofia al Collegio de Propaganda Fide, formandosi poi da autodidatta come paesaggista, particolarmente abile ed efficace nella difficile tecnica dell’acquarello.
Partecipò assiduamente alla vita artistica romana, sia dell’Associazione Artistica Internazionale, di cui nel 1897 diviene presidente, sia della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti a Roma, esponendo in quasi tutte le mostre annualmente allestite, sia infine fondando nel 1875 con “Neno” la Società degli Acquarellisti in Roma e raccogliendo attorno a sé i migliori esponenti romani e stranieri dediti a questa tecnica.
Così possiamo riassumere le tappe più significative della sua vita artistica: nel 1879 venne eletto all’unanimità membro onorario della Società Reale belga degli Acquerellisti; nel 1884 gli venne richiesto di esporre, pur non terminato, il famoso acquerello Prima venuta a Roma di Vittorio Emanuele II; nel 1890 ottenne il diploma d’onore alla Esposizione di acquerelli e pastelli di Dresda; nel 1902 conseguì un successo personale all’Esposizione italiana a Pietroburgo, tanto che i suoi acquerelli Terrazza in Villa d’Este in Tivoli e Bosco alla Ninfa Egeria vennero acquistati dall’imperatrice e dall’arciduca Giorgio.



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